Perché Non Accada

Comitato “Perché non accada”

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Lun 17/07/2006

«Perché non accada anche in Italia» è partita la campagna per una corretta informazione sul "disturbo da deficit di attenzione"

di Elia Roberto Cestari

Bimbi, l'argento vivo diventa «malattia»

Nessuna prova organica per effettuare la diagnosi – «NO» agli screening psicopatologici tra i più piccoli

 

ADHD significa Attention Deficit Hyperactivity Disorder; in italiano «Disturbo da deficit di attenzione e iperattività «DDAI». Nella nostra cultura tradizionale, di un bambino vivace si diceva: «Ha l'argento vivo addosso». E i familiari gioivano: era un sinonimo di salute. Ma oggi alcuni affermano che questi comportamenti sarebbero, di fatto, una specifica malattia o disturbo.

Il dibattito è acceso, ormai non solo in ambito scientifico. È tuttavia alla scienza che dobbiamo fare riferimento, specie a quei principi basilari sanciti e descritti per la prima volta da Galileo: sono escluse soggettività e opinioni personali e l'onere della prova è a carico di coloro che pongono un nuovo o differente postulato. Ed ecco il nuovo postulato: iperattività/disattenzione = malattia.

Se il farmaco seda spunta la sindrome

A partire da Rudolf Virchow, il concetto di malattia viene legato al concetto di lesione-alterazione organica. È pertanto logico e doveroso il tentativo di accreditare ogni nuova malattia o disturbo, tramite la rilevazione della specifica lesione-alterazione organica. Ma in assenza di lesioni anatomopatologiche specifiche, di segni patologici e di prove organiche, come in psichiatria, la definizione di normalità o patologia è chiaramente influenzata da giudizi soggettivi, analisi del contesto sociale e culturale, delle relazioni e di altri fattori.

Lo strumento essenziale per fare "diagnosi" di ADHD è un test

Osservando il bambino si risponde alle domande, mettendo una crocetta sul "sì" o sul "no". A titolo esemplificativo, affinché ogni lettore possa farsi un'opinione personale, ecco alcune delle domande (tratte dal DSM):

  • - muove spesso le mani o i piedi o si agita sulla sedia?
  • - è distratto facilmente da stimoli esterni?
  • - ha difficoltà a giocare quietamente?
  • - spesso chiacchiera troppo?
La diagnosi - «No» agli screening psicopatologici tra i più piccoli

Per l'ADHD (e non solo...) siamo in assenza di prove biologico-organiche dirette: se esistessero, l'ADHD diverrebbe una malattia neurologica; inoltre avremmo test biologici o fisici per confermare la diagnosi. Circa l'organicità, siamo quindi nel campo delle opinioni e a nulla serve citare «il gran numero di pubblicazioni scientifiche» o «il parere di noti esperti».

Per chi avesse ancora dubbi, ecco la prova del nove: se hanno test organici che mostrano alterazioni sensibili e specifiche che individuano la lesione-alterazione organica, li usino per fare diagnosi, per distinguere i sani dai malati!

La tesi che l'ADHD sia una malattia organica fonda su un ragionamento deduttivo: «Poiché il farmaco blocca i sintomi... e poiché il farmaco agisce su alcuni neurotrasmettitori, ciò significa che vi è uno squilibrio in quei neurotrasmettitori!». Ne esistono molte versioni, varianti sfumate dello stesso concetto. Questa (cito, testuali parole) è utilizzata da alcuni neuropsichiatri infantili italiani: «La malattia (ADHD) è genetica, è una disfunzione biochimica, il farmaco ce lo dimostra poiché modifica il meccanismo dei neurotrasmettitori, e dunque ferma il sintomo».

Seguendo tali principi, potremmo "creare" il "disturbo da carenza di randellate" (una dose sufficiente ottiene l'effetto...), o decretare che con un cerotto si curano molte malattie, specie quelle ove il paziente si lamenta: basta applicarlo sulla bocca! Ciò, inoltre, ci confermerebbe che il problema, per tutti quei soggetti (indipendentemente da cosa gli fosse capitato: traumi, molestie subite, scottature solari ecc.) sta nella bocca!

Non nego che esistano bambini con problemi di varia natura e genere. Non nego vi siano anche bambini che manifestano esasperata attività, disattenzione e difficoltà di apprendimento. Ma racchiuderli soltanto e in un'unica categoria patologica e dire che la causa di queste manifestazioni è una specifica malattia, è semplicemente un pasticcio scientifico.

Le cause possono essere moltissime, di natura differente tra loro e in alcuni casi può persino trattarsi di bambini superdotati e non di uno svantaggio. L'identificazione "comportamento alterato o sintomatologia = malattia", non può che condurci fuori strada, verso una pericolosissima deriva della scienza. Il medico, di fronte a un paziente che lamenta stanchezza e prostrazione, non fa diagnosi di "stanchitudine", ritenendo così di aver risolto il problema. Egli cerca di capire perché il paziente si sente stanco. La stanchezza è un sintomo, non una malattia. Potrebbe trattarsi di un problema cardiaco o polmonare; non avere dormito a sufficienza o aver mangiato male; aver avuto un grosso fallimento nella vita, e ci sono mille altre cause possibili.

Molte voci si alzano oggi per contestare l'utilizzo di psicofarmaci sui bambini, dimenticando che una prescrizione avviene dopo una diagnosi: l'errore di base non è il farmaco, bensì la creazione di categorie diagnostiche artificiose che accorpano problemi di natura differente.

Infine in merito alle proposte di fare screening psicopatologici di massa su bambini e adolescenti: uno stato democratico e liberale dovrebbe essere «al servizio del cittadino» e attivare i propri servizi su richiesta dello stesso, non provvedere a una "catalogazione" dei cittadini.

Perché non rendere obbligatorie certe analisi del sangue e individuare tutti i portatori di alcune malattie? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima porcene un'altra: è lo stato il padre padrone dei cittadini o sono i cittadini che possiedono lo stato?

Il rischio è di perdere di vista due delle basi fondamentali della nostra società, che ci hanno permesso di acquisire molti vantaggi di cui oggi godiamo: la scienza e la democrazia.

E per questi motivi che è nata in Italia la campagna culturale "Perché non accada", la cui prima iniziativa è stata la stampa di un milione di copie di un opuscolo su questi temi, che si avvale delle vignette e illustrazioni di Bruno Bozzetto, Silver, Bonfatti, Cavandoli e altri grandi professionisti, già inviato a tutti gli insegnanti, politici e media italiani.

Elia Roberto Cestari,
Medico,
presidente per l’Italia del Comitato dei cittadini per i diritti dell’uomo

 

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