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25.06.2006

Non date quella pillola ai bambini

di Fulvio A. Scocchera

Dato che questa volta l'argomento è drammatico, cioè il Prozac dato ai bambini, lo alleggeriamo con una barzelletta che arriva, fresca fresca, dai Mondiali. Un giornalista intervista l'unico calciatore della squadra di Trinidad che è bianco ed esile e gli chiede come mai si ingozzi di Prozac: "Tutti i giorni faccio la doccia con quei negroni dei miei compagni e non conosco altro rimedio per risollevare la mia autostima".

Avete sorriso? Adesso potete smetterla e preoccuparvi davvero poiché sembra sia in arrivo una direttiva che permette la somministrazione del Prozac ai bambini a partire dagli otto anni. Questa non è una novità, è una vergogna e cercheremo di spiegarvela.

Il farmaco nasce in America qualche decina di anni fa col nome pomposo di 'pillola della felicità', una totale panacéa per tutti i dolori provocati dal cuore e dal cervello. Tli hanno licenziato, tuo marito ti tradisce, hai pulsioni suicide, la figlia fa marchette invece di andare a scuola, le prime rughe, sei stato derubato? Ti accade tutto questo ed altro ancora? Ingurgita manciate di 'quella' pillola e fischietterai garrulo e felice tutto il giorno. Sì, ma come un demente. Perché, passato l'effetto placebo, altro non sarai se non un povero rimbambito, per giunta intossicato.

Come avrete capito la pillola, che ha fatto guadagnare montagne di miliardi ai produttori, dopo averla opportunamente brevettata, altro non è che un colossale, ma soprattutto criminale, business delle case farmaceutiche. Che ora vogliono ampliare il mercato avventandosi sui bambini.

Già c'è una vistosa contraddizione in termini nella promozione: serve ai bimbi non solo depressi ma anche a quelli iperattivi (per completezza dell'informazione ci siamo già occupati di un caso simile qualche numero fa). Ma allora, io dico, anche un cretino si accorgerebbe che un farmaco, se cura una sindrome, non può curare anche il suo contrario.

Qui e adesso noi scongiuriamo il Comitato tecnico dell'Agenzia del Farmaco europea che ha già indicato le dosi per i piccoli pazienti (10 milligrammi al giorno la prima settimana e poi 20, il doppio, a partire dalla seconda) di ripensarci. Non dico di ascoltare noi, che medici non siamo e non abbiamo competenza specifica ma solo il lume della ragione, però date retta ai grandi dottori, come Roberto Cestari, che da decine di anni studia i bambini malati: 'Ci sono mamme che, al primo sintomo di un disturbo, danno al bimbo un sedativo e poi passano con facilità alla fluexetina (nome chimico del Prozac), ben più invasivo. Per non dire che alcune malattie di questo tipo non esistono. È solo un'invenzione di marketing".

Se così fosse, aggiungiamo noi, si dovrebbero muovere i tribunali. E ascoltate anche il neuropsichiatra infantile e presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo: "Non credo che un farmaco, da solo, possa risolvere depressione, disagio e ansia. Il discorso da fare è più complesso e gli adulti, soprattutto la famiglia, ne sono parte integrante. Ma mettersi in discussione costa fatica, così si prendono le scorciatoie: i medicinali. E attenti al disagio, appena si manifesta. Se un bambino chiede aiuto, l'adulto glielo deve dare".

Moltissimi bambini americani sono morti e questo sarà il tema di un opuscolo a breve distribuito in Italia, alle scuole, alle pubbliche amministrazioni, ai parlamentari, ai media, con l'esplicito titolo ' Perché non accada anche in Italia". Un'iniziativa della Rai Segretariato Sociale, per curare 'una malattia che non esiste". Ci ha fatto dell'ironia anche Staino, con una vignetta sul Corriere della Sera. Il papà dice alla bimba: "L'Agenzia europea autorizza il Prozac ai bambini sopra gli otto anni". Risponde la ragazzina: "Cosi a 24 anni potranno accettare un 'lavoro a progetto' più tranquilli".

Sorride, ma non troppo. Il problema è serio. Molto serio.

 

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