Dr. Roberto Cestari
Direzione scientifica Campagna
"perché non accada"
Mi rivolgo a voi nella doppia veste di insegnante e di mamma.
Ma soprattutto di mamma.
Ho un bambino cui è stata diagnosticata l'ADHD e da quel momento la mia
vita è un inferno.
Ho trovato nella scuola dove insegno il vostro opuscolo (quasi un segno
del destino). L'ho letto d'un fiato dalla prima all'ultima pagina. La
prima cosa che voglio dirvi è: grazie.
Grazie perché parlare dell'ADHD (qualunque cosa l'ADHD sia) è
estremamente
importante.
Non avete idea di quale livello di incompetenza, ignoranza, scarsa
sensibilità e scarsa preparazione aleggi attorno a questo problema.
Specialmente nella scuola.
Per la maggior parte degli insegnanti, il bimbo ADHD è solo un grosso
fastidio. In molti (troppi) si dichiarano impreparati rispetto al
problema, e delegano al sostegno l'arduo compito di "scolarizzare" il
bambino "ammalato di ADHD". Grave errore: il sostegno emargina.
I bimbi
ADHD hanno bisogno di integrarsi.
Dico cose gravi, ma le dico con le lacrime agli occhi.
Mio figlio ha avuto grosse difficoltà a scuola, soprattutto quest'anno:
frequenta la seconda elementare. La maestra prevalente è arrivata a
ipotizzare (ma dal tono della sua voce sembrava più una minaccia) una
bocciatura. Una bocciatura in seconda elementare - ci credereste? Ha
scritto sulla pagella che mio figlio ha capacità logiche incerte.
Il
neuropsichiatra che l'ha visitato, ha stabilito che il suo quoziente
intellettivo è 108 (il range dei normodotati va da 70 a 113). Può un
bambino con 108 di quoziente intellettivo avere capacità logiche
incerte?
E questo è solo un aspetto del problema.
Un capitolo altrettanto drammatico potrebbe essere quello relativo alle
"peregrinazioni" mediche: da uno specialista ad un altro, da un reparto di
neuropsichiatria ad un altro... per cosa, poi? Per sentirsi dire tutto e
il contrario di tutto.
Prima di sentire pronunciare la siglia ADHD o DDAI,
mi sono sentita sciorinare da diversi eminenti specialisti le seguenti
ipotesi di diagnosi:
- autismo,
- tratti autistici,
- morbo di Asperger (si scrive così?),
- assolutamente nulla,
- cattivo rapporto con la mamma,
- gelosia verso il fratellino,
- stati di ansia e depressione,
- possibile celiachia,
- dislessia,
- disgrafia,
- disprassia,
- ritardo dello sviluppo psicomotorio,
- possibile parassitosi intestinale.
Cos'ha in realtà mio figlio?
Ha difficoltà a relazionarsi con gli altri bambini, se si trova in un
gruppo numeroso o molto chiassoso. A scuola è disattento e irrequieto.
Sembra vivere in un suo mondo fatto di fantasie. È un po' maldestro,
quando effettua esercizi che impegnano la manualità fine (es.
ritagliare,
infilare bottoni nell'asola...). Ha paura del buio.
Però:
a casa è tranquillo, sereno, dolcissimo e affettuoso. Se si trova a tu
per
tu con un solo amichetto o un'amichetta stabilisce rapporti, gioca,
interagisce. A casa rispetta le regole.
Insomma, un rebus.
Brancolo nel buio (anche moralmente).
fatemi sapere quali sono le vostre prossime iniziative, come si aderisce
al vostro progetto, cosa si può fare.
Grazie
(lettera firmata)
Insegno Fisica al liceo.
Condivido
il Vs punto di vista anche perché, da qualche anno, lavoro con i miei
studenti affinché il materiale che propongo loro venga realmente compreso
e applicato e ho toccato con mano che questo riduce molto la tipica "agitazione" (che quando diventa più intensa viene addirittura definita
malattia!).
Mi piacerebbe collaborare per la diffusione (nel mio liceo e
nella mia zona) del Vs opuscolo di cui ho saputo da una trasmissione
televisiva. È sicuramente il primo impotantissimo passo al quale però deve seguire un grosso lavoro da parte di noi insegnanti che dobbiamo
fornire ai ragazzi gli strumenti adatti per affrontare lo studio senza
che questo produca "sintomi" che poi vengono classificati "curabili" solo
con droghe.
(lettera firmata)
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