Come fanno a fare la diagnosi di ADHD: i test
Gli unici strumenti per fare “diagnosi” di ADHD, sono liste di domandine.
Non ne esistono altri. Osservano il bambino e rispondono alle domande di un
questionario, mettendo una crocetta sul SI o sul NO.
Cosa ci dicono questi test? Confermano, in modo grossolano e soggettivo, se un bambino è distratto o iperattivo: identificano SINTOMI.
L’utilizzo di un insieme di sintomi, in sostituzione a un singolo, non porta evidentemente a
nessun ulteriore avanzamento scientifico.
Catalogare insiemi sintomatologici non conduce a nessuna verità scientifica, casomai introduce
accorpamenti di entità diverse per natura, origine e forma.
Con la parola ADHD si racchiudono quindi fenomeni di natura e forma completamente
differenti tra loro.
Ecco alcune domande dei test
Per fare “diagnosi” bastano sei risposte
affermative su nove:
- “muove spesso le mani o i piedi
o si agita sulla sedia?”
- “è distratto facilmente da
stimoli esterni?”
- “ha difficoltà a giocare
quietamente?”
- “spesso chiacchiera troppo?”
- “spesso spiattella le risposte
prima che abbiate finito di fare
la domanda?”
- “spesso sembra non ascoltare
quanto gli viene detto?”
- “spesso interrompe o si
comporta in modo invadente
verso gli altri; per es. irrompe
nei giochi degli altri bambini?”
Questi test sono identici e hanno lo stesso valore di quelli che saltuariamente appaiono
in alcune riviste femminili o anche maschili, dove ci divertiamo a rispondere a una serie di
domande chiuse (si o no), per sapere, ad esempio, se siamo gelosi, timidi o “sfigati”. Tali “strumenti” trovano una loro collocazione nella comunicazione mediatica a fine ludico e di
intrattenimento; assurgerli a mezzo di diagnosi medica è quanto meno ridicolo.
Vi ritrovate da qualche parte nella lista? — “Io ci sono”.
Nel testo Encyclopedia of Insanity (Harpers magazine, 1997), l’autore L. J. Davis, scrive:
“Secondo i criteri del DSM IV, sanità mentale sembrerebbe essere
l’assenza di qualsiasi cosa nelle sue pagine. Le diagnosi psichiatriche stigmatizzano
e trasformano in patologia la vita normale d’ogni giorno, creando
la falsa impressione che le diffi coltà mentali di una persona o la sua incapacità a far fronte alle cose gravose da sopportare, siano una ‘malattia’ fuori dal suo controllo”.
Davis continua:
“Tra l’elenco dei disturbi troviamo: il disturbo del calcolo
(315.1), la brutta calligrafia (315.2), bere troppo caffè (305.90), incapacità di dormire
dopo aver bevuto troppo caffè (292.89) e (292.9), timidezza (V 62.81), camminare
nel sonno (307.46), jet lag (307.45), snobismo (301.7), insonnia (307.42); aver
piacere nel fumo di tabacco (305.10), ma anche smettere di colpo di fumare
(292.0). Eri malato di mente l’ultima volta che hai avuto un incubo (307.47);
anche la goffaggine è oggi una malattia mentale (315.4), così come giocare
ai video games (V65.2), così come fare qualsiasi cosa “vigorosamente”;
così come in certe circostanze cadere di sonno durante la notte. Ma anche
un qualsiasi problema scolastico (V 62.3) o lavorativo (V 62.2), sono oggi
malattie mentali.
Vi ritrovate da qualche parte nella lista? — Io ci sono”. |
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